Nel presente approfondimento illustriamo le finestre pensionistiche d’uscita più significative e sicuramente più frequenti che da sempre destano sempre maggiori preoccupazioni ed aspettative nei contribuenti. Tutto ciò vale in attesa del 2027 quando si registrerà il ritorno al requisito dell’età pensionabile collegata al meccanismo della speranza di vita nonché l’auspicata, ma anche temuta, riforma strutturale di tutto il sistema pensionistico. Iniziamo segnalando sin da subito che per l’anno 2026 non sono state prorogate le misure dell’Opzione Donna e della Pensione Anticipata Flessibile c.d. “Quota 103”. Inoltre appare necessario ricordare come il Decreto Ministeriale del 19 novembre 2025 del Ministero dell’Economia e delle Finanze abbia stabilito un aumento delle pensioni pari all’1,4% a decorrere dal 1° gennaio 2026. A ciò si aggiunga che la Legge di Bilancio per l’anno 2025 (L. 207/2024) aveva già confermato che per il 2026 la rivalutazione straordinaria delle pensioni minime fosse dell’1,3% che si va ad aggiungere all’1,4% appena menzionato. Offriamo in visione il seguente prospetto nel quale sono illustrate tutte le possibili “uscite” pensionistiche per l’anno in corso.
Pensione anticipata ordinaria
La pensione anticipata ordinaria è uno strumento non collegato dall’età anagrafica ma richiede necessariamente una carriera contributiva stabile e regolare. Infatti, nel 2026, servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le lavoratrici e una finestra di tre mesi per tutti. Vale la pena ricordare che la legge di Bilancio 2026 ha previsto una gravosa progressione verso l’alto dei succitati requisiti: infatti dal 2027 saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne mentre dal 2028 i requisiti cresceranno rispettivamente fino a 43 anni e un mese e 42 anni e un mese.
Quota 41 c.d. “precoci”
La finestra in Quota 41 detta anche “precoci” mira a tutelare coloro che hanno iniziato sin da giovanissimi la propria carriera contributiva ossia chi ha maturato almeno 12 mesi di contributi effettivi prima dei 19 anni e rientra in una categoria tutelata. Tra queste figurano disoccupati, invalidi, caregiver e addetti a mansioni gravose. In pratica, nel 2026 potranno utilizzarla coloro che hanno iniziato a lavorare entro il 1985.
Isopensione o assegno di esodo
Per beneficiare dell’accesso all’isopensione è necessario che l’azienda e il lavoratore anche a mezzo della rappresentanza sindacale da lui delegata stipulino un accordo che ne pianifichi l’uscita fino a sette anni di anticipo rispetto alla pensione ordinaria. E’ necessario che l’impresa abbia in forza almeno 15 dipendenti e ne sostenga i costi di uscita. L’importo dell’Isopensione è pari alla pensione teorica che spetterebbe al lavoratore al momento dell’uscita anticipata con esclusione, com’è ovvio, della contribuzione figurativa per il periodo di esodo. Sono previste 13 mensilità e la tassazione è simile a quella da reddito da lavoro dipendente. Il valore esatto dipende da stipendio, contributi e sistema di calcolo, con l’azienda che versa anche la contribuzione correlata per integrare la futura pensione del lavoratore. Il lavoratore, al momento dell’accordo, deve possedere i seguenti requisiti: deve trovarsi a non più di sette anni dal raggiungimento dei requisiti pensionistici ed aver maturato un’anzianità contributiva sufficiente a ottenere la pensione di vecchiaia o anticipata al termine del periodo di esodo ed essere stati inseriti in percorsi di riorganizzazione aziendale o gestione delle eccedenze.
In pratica nel 2026 potranno accedere all’isopensione i lavoratori dipendenti nati nell’anno 1966.
Pensione contributiva a 71 anni
Uno dei fenomeni che si va (e bisognerebbe aggiungere gravemente) via via affermando e consolidando nel tempo è la peculiarità di tanti lavoratori che presentano una carriera lavorativa con contribuzione estremamente discontinua o con pochi versamenti o che hanno addirittura iniziato a versare i contributi in tarda età e per i quali potrebbe apparire difficile se non addirittura impossibile individuare una misura che permetta loro di poter accedere alla pensione. Ebbene no, anche per questa platea di possibili beneficiari è stata prevista una misura ad hoc ossia la pensione contributiva a 71 anni: è necessario tuttavia aver versato almeno cinque anni di contributi nella propria vita lavorativa e tutti successivamente al 01 gennaio 1996. In pratica, nel corso dell’2026, potranno farvi ricorso tutti i nati nell’anno 1955.
Pensione anticipata Ape Sociale
L’Ape Sociale rimane uno degli strumenti più fruibili e convenienti perchè non ci sono penalizzazioni economiche verso quei soggetti che non riescono più a proseguire nella propria attività lavorativa. Tuttavia a fronte della precarietà ed instabilità dello strumento che deve essere rifinanziato annualmente e ciò non lo rende affidabile nel lungo periodo per chi voglia pianificare un’opzione di uscita nel medio-lungo periodo. Infatti chi presenta una situazione personale di particolare sensibilità e/o condizioni contributive importanti ma in fase di stagnazione può fare ricorso a questo strumento che possono richiedere quei soggetti che hanno 63 anni e 5 mesi d’ età e un’anzianità contributiva compresa fra 30 e 36 anni in base alla specifica casistica. In pratica nel 2026 possono accedervi i nati entro luglio 1963.
Pensione a 66 anni e 7 mesi 2026
Per i lavoratori che prestano attività cc.dd. “gravose” come operai, infermieri e insegnanti d’asilo c’è uno strumento dedicato ossia l’uscita a 66 anni e 7 mesi con almeno 30 anni di contributi. È importante ricordare che il 2026 sarà l’ultimo anno in cui il requisito dell’età resta tale: infatti dall’anno 2027 verrà fissata a 67 anni uniformando così la regola specifica di questo strumento con la soglia generale. Vi rientrano, pertanto, i nati entro maggio 1959.
Quota 97,6 lavoratori usuranti
Lo strumento dedicato ai lavoratori che prestano attività cc.dd. “usuranti”, come come turnisti notturni, addetti alla produzione in serie e conducenti del trasporto pubblico, è la possibilità di uscire dal lavoro al raggiungimento della somma tra età anagrafica e età contributiva pari a 97,6, con almeno 61 anni e 7 mesi e 35 anni di versamenti.
Pensione di vecchiaia
Uno dei capisaldi del sistema pensionistico italiano è sicuramente la pensione di vecchiaia ordinaria che, anche nel 2026, prevede 67 anni di età e 20 anni di contributi. Per chi appartiene al sistema contributivo puro, permane il vincolo dell’importo dell’assegno almeno pari all’Assegno sociale: questo requisito va a penalizzare fortemente coloro che hanno avuto carriere contributive discontinue e/o retribuzioni non elevate dovute anche al ricorrere frequente alla tipologia di contratto c.d. part time. Vale la pena ricordare che la legge di Bilancio 2026 ha previsto, come accennato in premessa, che dal 2027 si tornerà a considerare il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita e pertanto l’accesso alla pensione subirà una progressione verso l’alto: pertanto per soddisfare i requisiti richiesti per accedere alla pensione di vecchiaia dal 2027 serviranno per quanto riguarda il requisito contributivo sempre almeno 20 anni di contributi ma per il requisito anagrafico saranno necessari 67 anni e un mese mentre dal 2028 bisognerà avere 67 anni e tre mesi. In pratica, possono accedervi i nati nel 1959 e quanti, pur avendo maturato l’età in anni precedenti, non disponevano del requisito contributivo minimo.
Pensione anticipata contributiva a 64 anni
Benchè questa finestra preveda la possibilità di uscire dal lavoro a 64 anni di età tuttavia ciò è possibile solo rispettando alcuni requisiti molto stringenti: il primo, quello anagrafico, è intuitivo sono 64 anni di età mentre il secondo imprescindibile è aver maturato 25 anni di contribuzione versati interamente dal 1996 in poi ed aver maturato, ed è questo il requisito più difficile da soddisfare, un importo pensionistico non inferiore a tre volte l’Assegno sociale per poterne beneficiare. In pratica nel 2026 possono accedervi i nati nell’anno 1962.
Pensione anticipata per invalidità
La legge di Bilancio 2026 ha confermato quello che, probabilmente, è lo strumento più importante per ricaduta sociale e per la condizione di vulnerabilità dei soggetti beneficiari. Infatti tutti i lavoratori dipendenti che abbiano una riduzione della capacità lavorativa pari ad almeno l’80% potranno fruire di quest’uscita anticipata per invalidità. Gli uomini possono accedere al compimento dei 61 anni, mentre le donne possono farlo già a 56 anni quindi, in pratica, la misura potrà essere richiesta dai lavoratori nati nel 1965 e dalle lavoratrici nate nel 1970.








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