Quante domande ci siamo posti intorno alla validità e consistenza dei contributi figurativi? Quanti dubbi e spesso anche tante preoccupazioni. Certo il nome non aiuta perchè spesso “figurativo” sembra un sinonimo di immaginario…qualcosa che c’è e non c’è… Facciamo chiarezza. I contributi figurativi rivestono un ruolo essenziale nella vita contributiva di ogni lavoratore e li possiamo vedere materialmente consultando il nostro estratto contributivo. Sono accrediti previdenziali riconosciuti ed effettuati dall’INPS per quei periodi in cui il lavoratore ha interrotto o ridotto la propria attività lavorativa pur in presenza di eventi tutelati come maternità, cassa integrazione, disoccupazione, malattia, servizio militare, permessi ex legge 104/92, servizio militare, aspettativa per cariche pubbliche/sindacali, ecc… Possono essere accreditati automaticamente dall’INPS o su domanda dell’avente diritto e sono, di norma, gratuiti sia per il lavoratore che per il datore e non è previsto un limite di periodi accreditabili.
Ma questi contributi servono per raggiungere una delle finestre pensionistiche o no? E se si in che misura?
I contributi figurativi sono sempre utili per la pensione di vecchiaia ed equivalgono in tutto e per tutto a periodi di lavoro effettuato mentre per le pensioni anticipate ci sono delle limitazioni o la necessità di un minimo di contribuzione effettiva affinchè possiamo inserirli nel calcolo del montante contributivo.
Il valore dei contributi figurativi da accreditare al lavoratore si ottiene, generalmente, calcolando la media delle retribuzioni percepite nell’anno solare in cui si collocano i periodi di interruzione o riduzione dell’attività: se non ce ne sono, il valore da attribuire ai contributi figurativi è calcolato sulle retribuzioni dell’anno precedente.








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