Più soldi in busta paga già da marzo

Le novità fiscali introdotte dalla legge di Bilancio 2026, così come confermate dall’Agenzia delle Entrate, porteranno un cedolino più “pesante” nelle tasche degli italiani già dal prossimo periodo paga di marzo. Parliamo di un aumento della retribuzione netta, a parità di lordo, per alcuni lavoratori dipendenti, con interessamento anche degli importi arretrati di gennaio e febbraio, dovuto all’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’1% sui premi di produttività con una soglia agevolata fino a € 5.000, all’innalzamento a € 10 della soglia di esenzione per i buoni pasto elettronici e all’introduzione dell’imposta sostitutiva del 15% sulle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e su turni, fino a un massimo di € 1.500 annui.

Tuttavia, i beneficiari della detassazione potrebbero notare un ritardo nel pagamento dello stipendio di marzo che, come prassi, viene corrisposto, per la maggior parte dei lavoratori dipendenti, entro la prima quindicina di aprile. 

Ciò sarà dovuto in parte alla concomitanza con la Pasqua ma soprattutto per uno stop programmato del sistema Target2  ossia la piattaforma utilizzata dalla maggior parte delle banche per regolare i pagamenti tra istituti diversi nell’area euro.

Il blocco partirà nel pomeriggio di giovedì 2 aprile e proseguirà fino a lunedì 6 aprile compreso. Durante questo periodo, i bonifici ordinari tra banche diverse non verranno elaborati pertanto qualsiasi operazione disposta in quei giorni sarà quindi eseguita solo a partire da martedì 7 aprile, quando il sistema tornerà pienamente operativo.

L’importo riconosciuto in busta varierà da soggetto a soggetto in base al reddito complessivo, alla presenza di aumenti contrattuali e all’eventuale svolgimento di lavoro festivo o notturno.

Ma vediamoli meglio nel dettaglio.

In base al taglio Irpef, la riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% per i redditi compresi tra € 28.001 e € 50.000 si applica esclusivamente alla quota di reddito che rientra in questo scaglione. Questo significa che il beneficio varia in base alla retribuzione: ad esempio, per una retribuzione annua lorda di € 35.000 la riduzione si applica su € 7.000, con un risparmio pari a € 140 annui. Su base mensile si tratta di poco più di € 10  netti, ma nello stipendio di marzo l’importo può risultare più alto grazie al riconoscimento degli arretrati dei mesi precedenti. Complessivamente, comunque, grazie al taglio Irpef può risultare un aumento di € 440 .

A questo si aggiunge la detassazione degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali. La normativa prevede infatti un’imposta sostitutiva del 5% sugli incrementi retributivi derivanti da contratti collettivi sottoscritti nel triennio 2024-2026, per i lavoratori con redditi entro i limiti previsti. In questo modo, una parte maggiore dell’aumento resta in busta paga, evitando che venga assorbita dalle aliquote Irpef ordinarie.

Un ulteriore effetto riguarda poi il lavoro festivo, notturno o su turni. In questi casi, le maggiorazioni riconosciute dal contratto sono assoggettate a un’imposta sostitutiva del 15%, entro il limite di € 1.500 annui e per i lavoratori con reddito complessivo entro i € 40.000. Anche qui il beneficio dipende dalle ore effettivamente lavorate, ma la riduzione della tassazione consente di aumentare il netto percepito rispetto al passato.

Infine, tra le misure introdotte dalla legge di Bilancio, va ricordato anche l’innalzamento a € 10 euro della soglia di esenzione per i buoni pasto elettronici: entro questo limite il valore del ticket non concorre alla formazione del reddito e resta quindi escluso da Irpef e contributi.

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